Risposta di smentita all’articolo pubblicato dal quotidiano Los Angeles Times, 27 ottobre 2006
di Kim Murphy e diffuso dal sito Osservatorio sul Iraq promosso da Un ponte per…
di Hajar Khoshnaw
17 novembre 2006
Roma
Ho letto l’articolo sul sito Osservatorio sul Iraq e immediatamente ne ho voluto verificare il testo originale e sono rimasto letteralmente basito, la traduzione era fedele all’originale!!!!
Penso che il diritto all’informazione sia un diritto e un dovere fondamentale se rispecchia la reale situazione nel caso specifico del Kurdistan iracheno, ma, se contrariamente così non è il passo è breve e si passa dall’informazione alla disinformazione.
Per motivi di lavoro ho rapporti quotidiani con il Kurdistan iracheno, nel mese di luglio mi sono recato personalmente in Kurdistan, ho avuto modo di spostarmi in vari luoghi del territorio kurdo, ho parlato con diverse autorità del luogo e con la gente comune, per questo motivo posso controbattere e smentire nettamente il contenuto dell’articolo di cui sopra pubblicato e tradotto in italiano sulla sezione “Osservatorio Iraq” a cura dell’associazione “Un ponte per…”.
La mia non vuol essere solo una sterile smentita ma anche una informazione reale visto che mi riguarda e ci riguarda da vicino, chi meglio di noi kurdi?
In tutto il territorio del Kurdistan Iracheno non vi è esposta una “sola” bandiera del PKK.
Non esiste “assolutamente” nessun chek-point del PKK sul tutto territorio del Kurdistan Iracheno.
Attualmente non vi è nessun campo dei guerriglieri del PKK sul territorio del Kurdistan iracheno, né tanto meno vi è un ufficio culturale da loro gestito, cosa invece che esisteva fino a poco tempo fa a Bagdad e in altre città, uffici tra l’altro chiusi per decisione del Primo Ministro dell’Iraq Nouri Al-Maliki e comunque ribadisco mai all’interno della Regione kurda irachena.
Il Partito della Soluzione Democratica per il Kurdistan [Kurdistan Democratic Solution Party] è un partito non armato e categoricamente rifiutano l’associazione al PKK, tra l’altro il KDSP non è autorizzato né dal Parlamento né dal Governo della Regione autonoma del Kurdistan .
I diritti del popolo kurdo e il rispetto dei diritti umani deve essere di fondamentale importanza per tutta la Comunità Internazionale non solo per i singoli paesi, purtroppo la Turchia ancora oggi non riconosce il diritti del popolo kurdo anzi ne nega addirittura l’esistenza ed è il motivo principale per cui il PKK riscuote enorme popolarità fra i kurdi turchi che nessuno può togliergli fino a quando non si affronterà la questione dei diritti umani di circa 20 milioni di kurdi di Turchia.
Per ciò che riguarda noi iracheni non abbiamo nessun tipo di problema con la Turchia ma non lasciamo assolutamente che nessuno usi il nostro territorio contro i nostri vicini, sappiamo bene che non vi è solo il problema del PKK ma bensì la grande rivendicazione e l’affermazione dei diritti umani di donne, uomini e bambini kurdi che hanno il fondamentale diritto alla autodeterminazione, al rispetto dei loro usi e costumi e al diritto di potersi esprimersi nella loro lingua il kurdo. Il PKK è un problema per la Turchia ma il vero e reale problema è che bisogna risolvere la questione kurda, dignità e diritti, ci sarà un motivo per cui l’Unione Europea ha nuovamente bocciato la Turchia, infatti nel suo ultimo rapporto del 8 novembre 2006 la UE sintetizza in 73 pagine le motivazioni fra cui perno principale è la mancanza della libertà di espressione, la mancanza di riconoscimento della minoranza kurda e tanto altro ancora ma bisognerebbe leggere l’intero rapporto per conoscere in parte la reale situazione invece di affermare che la Turchi è un paese laico e democratico.
Siamo contro la Dittatura di Saddam Hussein che ha massacrato migliaia e migliaia di kurdi e di gente innocente e se oggi siamo alleati degli americani o ad altro paese è perché così facendo siamo riusciti a spodestare il sanguinario Saddam e la sua Dittatura di paura e sangue, è difficile da far capire a chi non ha vissuto le discriminazioni, gli stupri, le uccisioni di massa, la tortura e molto ma molto altro.
Mi chiedo poi, chi sia quel membro della Nato citato dall’autore nell’articolo, esiste realmente questa persona? Chissà!! Mi piacerebbe sapere…….
Inoltre sempre nello stesso articolo si attribuisce al Presidente della Regione Autonoma del Kurdistan Massud Barzani affermazioni che non trovano fondamento nella realtà, non risponde assolutamente a vero il fatto che il Presidente abbia ordinato di togliere la bandiera irachena sugli edifici pubblici e sostituirla con quella kurda, perché dopo la caduta del regime è sempre sventolata la bandiera kurda, Barzani ha semplicemente detto togliete bandiera Bathista di Saddam, bandiera sotto la quale tutto popolo iracheno è stato massacrato e torturato, al suo posto issare nuovamente la bandiera che sventolava nel 1958 fino a quando il Parlamento Iracheno non approverà una nuova bandiera simbolo di cambiamento e democrazia come sancisce la neo costituzione irachena..
Noi kurdi come tutti altri popoli abbiamo il diritto di avere un stato indipendente e scegliere noi il nostro futuro, non dobbiamo chiedere a nessuno il permesso e non abbiamo paura di mostrare le nostre idee e dite si possono esprime liberamente le proprie opinioni ma noi ribadiamo a tutto il mondo che abbiamo votato liberamente e senza costrizioni la nuova Costituzione e noi abbiamo scelto di ripartire e costruire un Iraq Democratico e Federale.
Naturalmente grazie alle capacità del popolo kurdo si è intrapreso un cammino di sviluppo e grande crescita per il Kurdistan, modello per l’intera area del medio oriente…
Il parlamento kurdo condanna con tutti gli strumenti a sua disposizione qualsiasi forma di violenza e terrorismo.