Del Mondo Kurdo
Anno 5 - numero 20
a cura dell'Ufficio d'Informazione del Kurdistan in Italia
www.kurdistan.it (italiano), www.kurdishinfo.com (multilingue)
INDICE
· IHD: 123 persone uccise in combattimenti nel giro di 3 mesi / MHA 14.9.2005
· Decine di migliaia di persone ai funerali dei guerriglieri/ Özgür Gündem, 16.09.2005
· Legge antiterrorismo secondo l’esempio inglese/ Özgür Gündem, 15.09.2005
· Operazione militare nella zona del Gabar / DIHA, 27.09.2005
· Proibita una manifestazione a Diyarbakir /MHA, 30.09. 2005
· Baydemir: “Si può posporre un incontro, ma non si può rinviare la Questione Kurda/ DIHA, 2 ottobre 2005-
· Kongra-Gel: “La responsabilità dell’UE è ampia quanto quella della Turchia”-MHA, 6 ottobre 2005
· Un 25enne manifestante kurdo è morto / DIHA, 3/4 ottobre 2005
· Una delegazione di europarlamentari in visita a Van (DIHA, 7 ottobre 2005)
Due articoli :
· di Shorsh Surme “Turchia verso l'Europa senza pensare ai diritti dei Curdi”
· di Antonello Pabis: “Per l’ingresso in Europa Turchia ha ancora molto da fare”
· Documento Finale della Seconda Conferenza Internazionale della Commissione Civica UE - Turchia (EUTCC) “L’UE, la Turchia e i Kurdi” / 19-20 settembre 2005 - Parlamento Europeo / Bruxelles
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IHD: 123 persone uccise in combattimenti nel giro di 3 mesi
MHA 14.9.2005- Secondo l’Associazione per i Diritti Umani (IHD) di Diyarbakir negli ultimi tre mesi sono stati uccise in combattimento 123 persone nelle province kurde. 118 sono invece i feriti. L’IHD riferisce anche di un totale di 959 violazioni dei diritti umani.
Nei locali dell’associazione, il capo della sezione locale Demirtaş e il rappresentante regionale, Mihdi Perincek, hanno fatto dichiarazioni in proposito. Demirtaş ha evidenziato l’incremento delle violazioni dei diritti umani a seguito dell’intensificarsi delle azioni di lotta. Non solo aumento delle operazioni militari, ma anche sarebbero aumentati gli atti statali contro il diritto di riunirsi in assemblea, la libertà d’opinione, il diritto di organizzarsi e associarsi; Demirtaş: “Inoltre assistiamo all’aumento dei casi di tortura. Gli scontri in atto hanno di nuovo fatto cessare i ritorni ai villaggi, influenzando negativamente anche la vita economica”. Egli chiede che venga lasciato cadere il procedimento in atto contro il sindaco di Diyarbakir, Osman Baydemir, basato su una dichiarazione contenuta in una relazione presentata al Parlamento Europeo: “Consideriamo un vistoso controsenso che da un lato il governo riconosca l’esistenza della Questione Kurda, dichiarando di volerla risolvere con metodi democratici e ascoltando chiunque voglia dire la sua in proposito, dall’altro prosegua una politica repressiva contro i rappresentanti della popolazione. Il governo deve immediatamente prendere le distanze da tale atteggiamento e ascoltare i rappresentanti legittimamente eletti dal popolo”.
Se non si farà immediatamente di tutto per soddisfare l’impellente esigenza di pace sociale e democrazia in Turchia, il rischio che aumenti il caos sarà molto alto, dice Demirtaş. “Le leggi di democratizzazione varate nel corso dei contatti finalizzati all’ingresso turco in Europa non sono state ancora interamente applicate; il progetto di legge antiterrorismo comporterà il loro ritiro, tanto più che erano in vigore solo sulla carta. Non può essere una soluzione l’intaccare la libertà in nome della sicurezza. Vorremmo espressamente sottolineare che qualora s’insista sull’attuale progetto di legge antiterrorismo, non staremo a guardare senza agire, ma manifesteremo la nostra avversione in maniera democratica”.
Perincek ha poi presentato e spiegato la più recente relazione sulle violazioni di diritti umani, basata su dati ricavati dalle istanze presentate all’IHD e su notizie riportate dalla stampa quotidiana.
IHD - bilancio sulle violazioni dei diritti umani nell’Anatolia orientale e sud-orientale durante i mesi giugno, luglio e agosto del 2005:
Violazioni del diritto alla vita
Morti nel corso di scontri: 123; feriti durante gli scontri: 118.
Assalti e uccisioni a opera di ignoti ed esecuzioni extragiudiziali: 12 morti, un ferito.
13 morti e 40 feriti a causa delle mine o di esplosioni di altro tipo.
Violazioni della sicurezza personale
Arresti: 165
Interventi contro avvenimenti sociali: 3 eventi, nel corso dei quali si sono verificati 9 arresti e si è causato il ferimento di 13 persone e si è prodotta la morte di una persona.
Casi di sottoposizione a torture e maltrattamenti: 4 da parte della Gendarmeria, 19 da parte della polizia, 11 da parte di milizie locali. Ciò ha prodotto 32 arresti e una persona che risulta dispersa.
Violazioni del diritto alla proprietà
Incendi dolosi: 3; altre forme di violazione: 3.
Violazioni di legge in ambito lavorativo
Trasferimenti coatti: 2; licenziamenti: 27; istruttorie e ammende amministrative comminate: 8; violazioni d’altro tipo: 17.
Violazioni delle libertà di opinione e di espressione
Istruttorie e ammende: 71; divieti a ONG: 1; manifestazioni proibite (teatrali, cinematografiche,…): 3.
Violenza contro le donne
Casi di violenza: 9, di cui un caso di violenza all’interno dell’ambito familiare, 2 casi d’omicidio d’onore. Si registrano, altresì, 14 suicidi e 9 tentativi di suicidio.
Decine di migliaia di persone ai funerali dei guerriglieri
Özgür Gündem, 16.09.2005- Quasi 40000 persone hanno preso parte ai funerali di due guerriglieri uccisi negli scontri avvenuti a Dersim. A Dogubeyazit il combattente dell’HPG Osman Cengiz è stato sepolto in presenza di 30000 persone, che hanno gridato slogan; in segno di solidarietà molti commercianti hanno chiuso i loro negozi. Dopo la sepoltura sono state lanciate pietre, nel corso di una manifestazione, contro installazioni militari e contro una stazione di polizia. Circa 70000 sono le persone che hanno preso parte, a Van, ai funerali di Mahmut Demir.
Legge antiterrorismo secondo l’esempio inglese
Özgür Gündem, 15.09.2005- Lo Stato Maggiore dell’esercito lamenta di avere insufficienti spazi di manovra nella lotta al terrorismo e per questa ragione sono stati accelerati i lavori per una nuova legge antiterrorismo.
Si occupa della nuova proposta di legge una commissione composta da 33 membri, provenienti dai Ministeri della Giustizia, degli Interni, degli Esteri, nonché da Polizia, Gendarmeria, MIT (servizi segreti) e MGK (Consiglio per la Sicurezza Nazionale), Stato Maggiore dell’esercito, università e Corte di Cassazione.
Si fanno sentire le proteste dell’opinione pubblica. Rappresentanti di diversi partiti, delle organizzazioni della società civile e dei sindacati temono che questa legge abbia come vittima sacrificale le libertà, in cambio di una presunta sicurezza.
Fondazione per i Diritti Umani della Turchia (TIHV) - Yavuz Önen, che è presidente della TIHV, ha dichiarato che con le nuove norme si mirerebbe ad un ritorno del vecchio stato di emergenza (OHAL): “Su richiesta della UE furono cambiati alcuni articoli. Oggi, però, facendo leva sul problema della sicurezza, nuovamente si limiterebbero le libertà. Nel nuovo progetto di legge la definizione di terrorismo è molto vaga. In base al nuovo progetto ogni cittadino politicamente all’opposizione può andare a finire davanti a un tribunale, accusato d’essere sostenitore o membro di un’organizzazione terroristica. Una legislazione del genere non è di uno Stato di diritto, ma d’un sistema dispotico. Un approccio del genere non può risolvere i problemi, tanto meno la Questione Kurda. Il sistema OHAL, dagli Anni ’970 vigente nelle province kurde, non fu in grado di risolvere la Questione Kurda. Non si possono fare passi indietro sul tema dei diritti umani e della democrazia. In tal modo non si risolvono i problemi, diviene anzi più difficile la lotta per la democrazia e i diritti umani”.
Mazlum-Der – Il presidente Cevat Özkaya ritiene che la proposta di legge rappresenta il tentativo di far fuori le libertà conquistate. Si cerca di legittimare con una legge le provocazioni nazionalistiche, manovrate ad hoc degli ultimi tempi. Özkaya fa presente come la costituzione e le leggi siano emanate in conformità alla congiuntura politica del momento e dichiara che non bisogna tacere di fronte a norme che limitano la democrazia e i diritti umani.
IHD - Il presidente Yusuf Alataş sostiene che questa proposta di legge vuol inserire stabilmente lo stato di sicurezza nel sistema politico-giuridico; ciò andrebbe a colpire non solo una corrente di pensiero o una regione del Paese, ma ogni singolo cittadino: “Per quel che si conosce pubblicamente del progetto, possiamo sostenere che questa legge è ancor più estesa e pericolosa della legislazione OHAL. La sicurezza del singolo cittadino non vi sarà più. Sarà minacciato il diritto alla vita. L’impiego di armi da fuoco da parte delle forze di sicurezza non avrà limitazioni. Senza dover produrre prove si potrà indicare una persona come colpevole. Con questa legge si entra in un’epoca più reazionaria di quella del golpe militare del 12 settembre 1980. Ogni cittadino che si batte per le proprie libertà deve opporsi. Noi non taceremo”.
DEHAP - Il presidente Tuncer Bakirhan ha indicato questa proposta come una “legge antidemocratica: per quel che sinora è noto tale legge serve a combattere la democrazia. In base a essa ogni tribunale può condannare una persona che fa da portavoce a richieste democratiche, con l’accusa di far parte di un’organizzazione terroristica o di sostenerla. Non abbiamo bisogno in Turchia di leggi che vietano democrazia, libertà e diritti umani, bensì di leggi che tutto ciò promuovano. Con tale proposta di legge si vuol dire alle persone di tacere, di non far valere i propri diritti, di non dar voce alle proprie richieste. Noi manifestiamo le nostre richieste e aspirazioni, non vincolandole a leggi. Anche delle leggi restrittive non potranno impedire a coloro che si battono per la democrazia di non esprimere le loro idee”.
EMEP - Il presidente Levent Tüzel ha dichiarato: “In accordo con la politica statunitense si cerca di mettere i lavoratori gli uni contro gli altri. Su tale base si vuol rafforzare la reazione politica, tagliando diritti e libertà: la lotta dei Kurdi, dei democratici e dei lavoratori deve essere soffocata. Tutti saranno colpiti da tali nuove norme, non solo i Kurdi. Occorrerebbe al contrario rafforzare la fratellanza turco-kurda”.
ÖDP - Il vicepresidente Hasan Tahmaz sostiene che con una simile legge “non rimane più nessuna traccia di democrazia; significa recintare di filo spinato tutta la Turchia. La Questione Kurda, uno dei problemi principali della Turchia, non può essere risolto con la lotta al terrorismo, un approccio con il quale non si va da nessuna parte”.
Operazione militare nella zona del Gabar
DIHA, 27.09.2005- L’esercito turco conduce da tre giorni un’operazione militare sul Monte Gabar, nella provincia di Sirnak. Fonti locali riferiscono che la zona di operazioni è stata bombardata da elicotteri e poi perlustrata da soldati e all’operazione hanno preso parte anche ex appartenenti al PKK. Sono state altresì bombardate le zone di Berkevi, Gurdila e Kumcati. L’operazione militare nell’area di Sirnak si è poi espansa; essa è stata allargata ai villaggi di Kocpinar e Gokcebag (nell’area di Siirt), nonché ai villaggi di Kezer e Kurtalan. Oltre a manovre militari sono stati anche condotti assalti contro le case. Due persone sono state arrestate il 23 settembre e rilasciate dopo 15 ore. Il 24 settembre i militari hanno assaltato, nel cuore della notte, le abitazioni di Abdullah Balta e Fikret Űzűm, nel villaggio di Gokcebag, perquisito le abitazioni stesse e prelevato Fikret Uzum.
Proibita una manifestazione a Diyarbakir
MHA, 30.09. 2005 - Una manifestazione programma a Diyarbakir per il 2 ottobre, che avrebbe dovuto avere come tema “Una soluzione democratica della Questione Kurda, sì all’UE”, è stata di fatto vietata dal governatore della provincia di Diyarbakir. L’ufficio del governatore ha addotto come motivazione il fatto che nlla città ha luogo, tra il 1° e il 7 ottobre, una fiera: pertanto è necessario posticipare di due settimane la manifestazione, che era stata tuttavia indetta in correlazione con l’avvio, il 3 ottobre, dei colloqui negoziali Turchia-UE.
Baydemir: “Si può posporre un incontro, ma non si può rinviare la Questione Kurd
DIHA, 2 ottobre 2005- Parlando di un incontro che avrebbe dovuto tenersi il 2 ottobre e il cui tema prefissato era “Soluzione democratica della Questione Kurda e ‘Sì’ all’Europa” il sindaco della municipalità centrale di Diyarbakir; Osman Baydemir ha dichiarato:
"Quel che è per noi inaccettabile non è tanto il rinvio dell’incontro, quanto il rinvio dei problemi che ci riguardano”.
Dopo il rinvio dell’incontro da parte del governatore, il sindaco Baydemir, l’avvocatessa Aysel Tuğluk, la portavoce del comitato organizzatore dell’incontro, Ayla Akat, il rappresentante del Movimento per la Società Democratica (DTH), Selim Sadak, il presidente della sezione provinciale del DEHAP, Mesut Bestas, e i rappresentanti d alcune organizzazioni non governative si sono riuniti nel Teatro Municipale.
Ayla Akat ha dichiarato che tutti erano nel luogo fissato come sede dell’incontro per dar voce alle loro richieste di pace e democrazia; ha anche informato del fatto che entro un mese s’intende tenere un grande incontro a Diyarbakir.
”In un contesto democratico le persone possono tenere le loro attività pacifiche senza dover chiedere permessi”, ha dichiarato il sindaco Baydemir, aggiungendo poi: 'Sono completamente d’accordo con le opinioni del comitato organizzatore riguardo a una soluzione democratica e pacifica della Questione Kurda. Il fatto che la data del nostro incontro fosse la stessa di un raduno di un altro partito politico ad Ankara è una mera coincidenza. Ci spiace che taluni circoli stiano tentando di accreditare tale coincidenza come un motivo di attrito tra due gruppi politico-sociali. Che i partiti chiamino pure a raccolta le masse sociali, ma lo facciano in spirito di tolleranza, pace, amicizia e fraternità”, ha dichiarato Baydemir.
Ha poi criticato il modo in cui si è deciso il rinvio dell’incontro: "Ancora una volta siamo testimoni di qualcosa che produce gravi danni. Quel che è inaccettabile non è il rinvio di un singolo incontro, ma il fatto che in tal modo si pospongono la soluzione della Questione Kurda, il conseguimento dell’obiettivo della modernizzazione, il raggiungimento della democrazia e della pace”. La richiesta di un futuro di libertà proveniente dalla popolazione non può subire rinvii”.
Le persone presenti hanno accolto con applausi le parole di Baydemir. La polizia, dal canto suo, ha preso ingenti precauzioni di sicurezza per evitare qualsiasi evento conseguente al rinvio dell’incontro previsto.
Un 25enne manifestante kurdo è morto
DIHA, 3/4 ottobre 2005 - Un manifestante kurdo è stato ucciso dalla polizia a Bağcılar (Istanbul). La polizia, domenica 2 ottobre, ha aperto il fuoco contro una manifestazione kurda: il bilancio è di un morto e un ferito.
Un gruppo composto da circa 80 kurdi si era radunato in un quartiere popolare della parte occidentale di Istanbul, per scandire slogan, in particolare inneggianti al leader imprigionato del PKK Abdullah Öcalan. La manifestazione è sfociata in disordini allorché la polizia ha tentato d’intervenire. Essa ha aperto il fuoco dopo il ferimento d’un agente, colpito alla testa da un ordigno molotov. Un manifestante di 25 anni, raggiunto da quattro proiettili, è morto poi in ospedale; e un ragazzo 15enne è stato ferito a una gamba, come riferisce il quotidiano turco Milliyet. Istanbul è considerata "la più grande città kurda al mondo: numerosi sono infatti i kurdi migrati per ragioni economiche e per sfuggire ai combattimenti verso la metropoli turca, che ha 12 milioni di abitanti.
Il giovane deceduto, Atilla Geçmiş (figlio di un poliziotto), è stato poi sepolto nella città natale Kırıkhan (nella provincia meridionale di Hatay). Molte persone sono accorse dai dintorni per le esequie. Le forze di sicurezza non hanno consentito allora ai giornalisti di accedere a Kırıkhan. In tale occasione uno zio del giovane, Ömer Gemici, ha tenuto un discorso dicendo. "Mio nipote non era membro di alcuna organizzazione ed è stato assassinato. Durante la manifestazione era assolutamente disarmato. Non aveva con sé armi da fuoco o coltelli o null’altro che potesse arrecare danni. I responsabili dell’accaduto devono essere scoperti e puniti”.
Una delegazione di europarlamentari in visita a Van (DIHA, 7 ottobre 2005)
Una delegazione di parlamentari europei, appartenenti alla Sottocommissione parlamentare per i Diritti Umani, è in visita nella provincial orientale di Van, in Turchia, per seguire la situazione relativa alle violazioni di diritti umani e il modo in cui procede l’attuazione delle leggi di riforma varate dalla Turchia nell’ambito del processo finalizzato all’adesione all’Unione Europea.
Camiel Eurlings, europarlamentare incaricato di seguire il dossier Turchia, è giunto a Van insieme ai seguenti membri dell’Ufficio Affari Esteri della Sottocommissione per i Diritti Umani del Parlamento Europeo: Simon Coving, Richard Hovitt, Jozef Pioner, Sajjad Kerim, Vittorio Agnoletto e Inesse Vaidere. Oltre a tenere incontri la delegazione farà visita a un villaggio nell’ambito della municipalità di Gürpýnar, che era stato evacuato in epoca di scontri armati tra soldati turchi e guerriglieri kurdi nell’area.
“La responsabilità dell’UE è ampia quanto quella della Turchia”
MHA, 6 ottobre 2005- Con una dichiarazione la Comunità delle Comunità del Kurdistan [Koma Komelên Kurdistanê] critica il fatto che nel documento prodotto dall’UE nell’ambito delle trattative sui negoziati per l’adesione UE-Turchia non torva spazio alcuna benché minima prospettiva o constatazione relativa alla soluzione della Questione Kurda. “Con l’avvio delle trattative negoziali la Questione Kurda non è più soltanto un problema della Turchia, ma è divenuto uno dei principali problemi dell’UE”, è scritto nella dichiarazione del Koma Komelên Kurdistanê. Non si fa assolutamente parola del conflitto a bassa intensità tuttora intercorrente tra la guerriglia kurda e l’esercito turco. Pertanto il documento dell’UE diviene una sorta di approvazione dell’indirizzo politico statale turco, che incoraggia la Turchia a portare avanti la propria linea politica di diniego e di annientamento nei confronti del movimento kurdo: “Ancora una volta, in tal modo, i kurdi nelle relazioni dell’Europa divengono vittime. Si tratta di un salto all’indietro, verso una linea politica europea portata avanti nei confronti dei kurdi da ben 200 anni; una linea politica il cui elemento centrale è il profitto economico e il tornaconto politico, che l’Europa può trarre dalla lotta tra due popoli che si svolge in Medio Oriente”.
Il modo di procedere dell’Europa equivale a un rinnovarsi del Trattato di Losanna, che già era stato costruito sulla base del diniego dell’esistenza ai kurdi; “L’Europa, quale parte contraente del Trattato di Losanna, che rese possibile la spartizione del Kurdistan e l’inasprimento della Questione Kurda, è responsabile anche per i problemi attuali del popolo kurdo. Ma non vi sono più gli stessi kurdi degli inizi del 20esimo secolo. La lotta del popolo kurdo ha fatto perdere al Trattato di Losanna ogni validità odierna. La conduzione della lotta, la consapevolezza e la capacità organizzativa riguardo ad essa, fanno sì che il popolo kurdo non riconosca validità a quella linea politica. Il popolo kurdo è inoltre determinato a proseguire la lotta per conseguire i propri diritti democratici, che gli derivano dal fatto stesso di esistere”.
La parte kurda, in questa fase di intensificate operazioni militari da parte dell’esercito turco, sostiene di aver fatto la sua parte per favorire la distensione e agevolare il processo di adesione della Turchia all’UE: “Come movimento abbiamo costantemente sostenuto l’ingresso della Turchia in Europa sin dal vertice europeo di Helsinki del 1999. Non può trascurarsi questa nostra posizione, né il significato che essa ha per l’avvio dei negoziati. Consideriamo un errore storico il non menzionare nei documenti la Questione Kurda come il problema principale della Turchia. Con l’avvio dei negoziati anche l’UE si assume una responsabilità riguardo alla Questione Kurda e deve svolgere un ruolo per dare soluzione a questo, che è il problema che maggiormente penalizza la Turchia. Con il cessate-il-fuoco unilaterale che abbiamo proclamato, intendevamo predisporre le basi fondamentali per una soluzione. Lo stato turco non ha tuttavia acconsentito. Dalla responsabilità relativa alla Questione Kurda discende per l’UE la necessità di premere affinché si abbia una tregua bilaterale, in modo tale da permettere di conseguire la pace e di sviluppare una soluzione democratica”.
In tal senso l’UE dovrebbe allontanarsi dal concetto di una “soluzione senza Abdullah Ocalan, che porterebbe unicamente a un altro esempio di diniego e d’incapacità di pervenire a una soluzione. All’UE dovrebbe essere noto che il principale portavoce di una soluzione è Abdullah Ocalan. Pertanto l’UE dovrebbe produrre una linea politica realistica. “Nessuno sviluppo in Turchia potrà essere riconosciuto dalla parte kurda come passo verso la democratizzazione fino a quando la Turchia non si adoperi per la soluzione della Questione Kurda”, si dice nella dichiarazione, nella quale si attesta altresì che da diciotto settimane sono impedite le visite ad Abdullah Ocalan.
Nella dichiarazione si porta l’attenzione sul fatto che il Kongra-Gel si è impegnato per produrre una soluzione praticabile della Questione Kurda e una pace duratura. Occorre dire che le Forze di Difesa Popolare (HPG) si sono a loro volta impegnate, facendo di tutto affinché si creasse una situazione caratterizzata da assenza di scontri. L’HPG ha agito coerentemente con la posizione assunta mediante la proclamazione del cessate-il-fuoco. Le forze armate e di sicurezza turche, invece, hanno avviato operazioni a raggio ancor più ampio, rivolte contro i guerriglieri che avevano assunto una posizione di autodifesa passiva. Il risultato è che alla fine di tale periodo ben 42 guerriglieri hanno perso la vita.
“Noi abbiamo raggiunto un livello in cui il persistere di una condotta inserita nel quadro del concetto di annientamento ridurrebbe ai minimi termini la pazienza del nostro popolo e del nostro movimento. Noi avvisiamo ancora, per l’ultima volta, sia lo stato turco che l’UE, che è bene che rinuncino alla loro condotta provocatoria, che mette a repentaglio sia la convivenza dei popoli che il loro futuro”.
Si esorta inoltre la popolazione e l’opinione pubblica democratica a lottare contro una simile concezione e a formulare richieste democratiche; “Lo stato turco rifiuta relazioni libere ed egualitarie con i kurdi e vuol portare avanti un rapporto di tipo schiavizzante. Contro ciò il popolo kurdo eserciterà il suo diritto democratico a resistere, ricorrendo a una linea di autodifesa attiva per difendere sia se stesso che la propria dignità”.
Articoli arrivati alla posta
Shorsh Surme: Turchia verso l'Europa senza pensare ai diritti dei Curdi
Mentre i Ministri degli Esteri dei Paesi membri dell'UE discutevano sull'adesione della Turchia all'UE a Lussemburgo, i soldati turchi continuavano a reprimere la popolazione curda nei villaggi sperduti sulle montagne del Kurdistan della Turchia lontani dei riflettori dei media internazionali.
Uno dei punti chiave del"quadro negoziale" per l'adesione all'UE della Turchia dovrebbe essere la democrazia, i diritti umani, le libertà fondamentali e lo Stato di diritto sui quali è fondata l'Unione Europea.
Peccato che in tutto questo non sia stato nominato solo una volta il popolo curdo: un popolo di 16 milioni di persone ancora viene perseguitato e privato dei suoi sacrosanti diritti, quelli di vivere in libertà e in pace.
Davvero siamo così sicuri che la Turchia riesca a togliere completamente il potere ai suoi generali che continuano a decidere le sorti non solo della Turchia ma anche dei paesi limitrofi come l'Iraq?
Infatti, dalla caduta del regime di Saddam, la Turchia ha cercato di fomentare il conflitto tra la comunità Turcomanna e la maggioranza curda che vivono nella città di Kirkuk, famosa per suoi giacimenti petroliferi, nel Kurdistan dell'Iraq.
Alcuni giorni fa migliaia di Curdi hanno manifestato per le vie di Bruxelles chiedendo che una loro rappresentanza potesse essere coinvolta nelle trattative che erano in corso per l'entrata della Turchia nella UE, ma non sono stati ascoltati.
Ora speriamo che Bruxelles voglia facilitare almeno il dialogo tra i Curdi della Turchia e il governo di Ankara per arrivare finalmente ad una pace definitiva per i due popoli.
Antonello Pabis: Per l’ingresso in Europa la Turchia ha ancora molto da fare
Mi spiace gettare acqua sugli entusiasmi per l’ingresso della Turchia in Europa ma non giovano agli acritici sostenitori dell’avvenimento i titoli sulle prime pagine dei giornali.
La Turchia, infatti, dice la notizia, non entra in Europa ma, è soltanto ammessa ai negoziati, la cui durata, verosimilmente una decina d’anni, dipende dagli equilibri politici europei ma soprattutto dalla Turchia stessa, da come saprà avvicinare la propria legislazione, principalmente quella sui diritti umani e civili, agli standars europei.
E’ comunque una notizia positiva, perché dopo questa decisione, ancora di più la essa dovrà tenere conto dell’Europa nel confronto “riformatore” interno e sarà maggiormente spinta a rivedere il proprio atteggiamento su varie, spinose questioni.
Oltre al problema di Cipro (che si risolverà con la classica misura dello scambio di concessioni, sul terreno diplomatico e non più su quello militare, compresa una buona dose di “chi ha dato ha dato”), ed alcune altre, di minore rilevanza, da definire ancora sul terreno “mercantile”, spiccano le questioni del ruolo dei militari, dei diritti umani e dei Kurdi.
I militari in Turchia, in virtù di una Costituzione da rivedere ampiamente, hanno ancora un enorme potere politico: gestiscono il Consiglio di Sicurezza Nazionale, che ha potere di censura anche sugli atti parlamentari e, attraverso i Tribunali speciali, i famigerati DGM, controllano la vita politica del Paese.
In Turchia viene ancora largamente praticata la più dura repressione del dissenso: la censura della stampa, la carcerazione politica, la tortura, fino alle uccisioni extragiudiziali.
Ancora oggi sono visibili i fori dei proiettili sui muri, sulla scrivania e sulla poltrona di un appartamento di Ankara, dove nel 1998 avrebbe dovuto trovare la morte Akin Birdal, rimasto invalido, allora Presidente dell’Associazione per i diritti umani (IHD) ed ancora in prima fila nella lotta per democratizzazione della Turchia.
Ancora oggi sono in carcere circa diecimila persone, colpevoli a volte soltanto di reati di opinione. Sono stati da non molto scarcerati, ma dopo quasi dieci anni di prigione e una fortissima pressione internazionale, Leyla Zana, Hatip Dicle, Orhan Dogan e Selim Sadak, ex deputati, che per le loro opinioni furono condannati nel 1994 a ben quindici anni di carcere.
Eren Keskin avvocatessa di Leyla Zana e degli altri, ma anche la vice presidente dell’Associazione per i Diritti Umani in Turchia, che ha sede ad Istanbul, ha collezionato 130 denunce, tutte da parte dei militari, perché rende pubbliche le violenze sessuali perpetrate nelle caserme sulle donne arrestate per la loro militanza.
Infine i Kurdi di Abdullah Ocalan, segregato come lo furono Nelson Mandela e il nostro Antonio Gramsci, dal 1999 prigioniero unico del carcere sull’isola di Imrali, nel Mar Egeo, abitata da soli militari e deprivato perfino delle regolari visite dei familiari e degli avvocati.
I Kurdi della Turchia che hanno disapprovato la guerra in Iraq e le scelte di alleanza con gli americani delle formazioni kurdo-irachene del PUK e del PDK.
I Kurdi della Turchia, quasi venti milioni di persone, il 20% della popolazione totale, che vivono ancora in regime di appartheid, sono una macchia sulla civiltà nostra, di tutti, che l’Europa deve contribuire a rimuovere.
Non c’è invece la questione religiosa: la reciproca accettazione e, perché no, lo scambio di cultura, anche religiosa, potrà farci solo del bene.
Seconda Conferenza Internazionale della Commissione Civica UE-Turchia (EUTCC) “L’UE, la Turchia e i Kurdi”
19-20 settembre 2005 - Parlamento Europeo – Bruxelles / Co-rganizzata da: Rafto Foundation (Norvegia), Kurdish Human Rights Project (Regno Unito), Medico International (Germania), Comitato per i Diritti Umani della Camera degli Avvocati Anglo-Gallese (Regno Unito)
Introduzione alla risoluzione finale
La II Conferenza Internazionale dell’EUTCC ha riunito insieme parlamentari europei, altri esponenti politici, attivisti in difesa dei diritti umani, scrittori, accademici, avvocati, giuristi ed esperti riguardo alla Questione Kurda al fine di scambiare idee e produrre dialogo sul processo negoziale tra Turchia e UE relativo all’adesione. La conferenza, svoltasi in due giornate, è stata tenuta presso il Parlamento Europeo e appoggiata da membri del Consiglio d’Europa.
L’EUTCC fu istituita nel novembre 2004, quale esito della prima conferenza internazionale dal titolo ‘L’UE, la Turchia e i Kurdi”, svoltasi presso il Parlamento Europeo, a Bruxelles, nei giorni 22-23 novembre 2004. La finalità dell’EUTCC è di promuovere l’ingresso della Turchia tra i Paesi membri dell’UE e di aiutare a garantire il rispetto dei diritti umani e dei diritti delle minoranze nonché una soluzione pacifica, democratica e di lungo periodo riguardo alla situazione dei kurdi. A tal fine l’EUTCC monitorerà è condurrà regolari controlli valutativi riguardo agli adempimenti della Commissione Europea volti a garantire che la Turchia pienamente si conformi ai criteri per l’adesione, così come sono definiti, nel loro significato, nell’ambito degli accordi finalizzati all’adesione. Formulerà, altresì, raccomandazioni riguardo a misure che potrebbero favorire sia l’avanzamento che la protezione dei diritti umani; agire da punto di contatto e di scambio d’informazioni con le istituzioni dell’Unione Europea e con altre organizzazioni, sia governative che non governative; e accrescere la consapevolezza dell’opinione pubblica su questioni riguardanti l’attività o il mandato dell’EUTCC.
La Seconda Conferenza dell’EUTCC è stata convocata per valutare gli sviluppi nell’ambito del processo di adesione Turchia-UE successivi alla decisione del Consiglio Europeo, del 17 dicembre 2004, di entrare nel processo negoziale finalizzato all’adesione. La Conferenza ha rilevato, allarmata, l’escalation militare impressa al conflitto nell’area sudorientale della Turchia e la carenza di talune istituzioni statali nell’adempiere ai loro obblighi previsti dalla Convenzione Europea dei Diritti Umani, in conformità con lo spirito e la terminologia dei suoi recenti pacchetti di riforme e con gli impegni contemplati dal processo d’adesione. L’incriminazione di Orhan Pamuk ne è invero un esempio inquietante. La Conferenza ha tuttavia appoggiato la recente importante dichiarazione, pronunciata il 12 agosto 2005 dal Primo Ministro turco, riguardante la necessità di ulteriori riforme in senso democratico. Essa accoglie altresì con gradimento la positiva risposta dei kurdi alla presente dichiarazione. La Conferenza ha anche espresso la propria preoccupazione riguardo al tenore dei recenti dibattiti riguardanti la proposta ammissione della Turchia nell’UE, che si sono articolati nel corso di recenti referendum. La Conferenza ha ribadito il proprio appoggio alla creazione di un’Europa multi-culturale e ha fatto appello a eminenti esponenti politici europei affinché guidino il dibattito al riguardo. La Conferenza ha in particolare esortato la presidenza britannica dell’UE a garantire che i colloqui negoziali con la Turchia si aprano, come da programma, il 3 ottobre 2005 e a premere affinché la Turchia e altri stati membri contribuiscano a instaurare un clima di pace, cosicché possa essere istituita una piattaforma democratica per il dialogo tra Turchi, Kurdi e le altre popolazioni e minoranze che sono residenti in Turchia.
Risoluzione Finale
Conseguentemente alla presentazione dei documenti della Conferenza e agli interventi pronunciati dai delegati, la presente Conferenza ha unanimemente deciso di adottare le seguenti dichiarazioni riguardanti il Processo di Adesione Turchia-UE e di dare inizio agli appelli che seguono, relativi ad azioni da intraprendere, provenienti sia dall’EUTCC che da altre parti rilevanti.
La Conferenza emana le seguenti dichiarazioni
1) La presente Conferenza riafferma il proprio appoggio condizionato al processo di adesione turca all’UE, come dichiarato nella Risoluzione Finale della Prima Conferenza, nel 2004;
2) La Conferenza dichiara il proprio ulteriore sostegno all’apertura di negoziati in data 3 ottobre 2005 e invita i governi di tutti gli stati membri ad appoggiare tale processo;
3) La Conferenza riconosce il progredire del governo turco riguardo alle riforme, ma esprime la propria preoccupazione per la carenza di attuazione e per altri sviluppi nella sfera dei diritti umani a decorrere dal 17 dicembre 2004. La Conferenza esorta il governo a rinnovare il processo di riforme con l’avvio dei negoziati per l’ingresso e ad attuare pienamente le riforme legislative finora adottate;
Diritti Umani e ingresso
4) La Conferenza appoggia gli impegni da parte dell’UE sul fatto che la riforma nell’area dei diritti fondamentali, della democrazia e dello stato di diritto debba essere rafforzata nel corso dei negoziati per l’ingresso e accoglie l’impegno da parte della Commissione Europea, formulato nel corso della presente Conferenza, a proseguire nel monitoraggio del processo di riforma;
5) la Conferenza mantiene il punto di vista che la Turchia non si è ancora conformata agli elementi politici inclusi nei Criteri di Copenhagen, e ribadisce che il proprio appoggio la processo finalizzato all’adesione dipende dal fatto che l’UE vigorosamente provveda a esigere l’attuazione degli standard per l’adesione stessa. Non dovrebbero esservi ulteriori compromessi sui criteri per l’appartenenza all’UE, simili aquello derivante dalla decisione dell’UE che consente alla Turchia di accedere al tavolo negoziale per il fatto di aver “sufficientemente” adempiuto ai Criteri di Copenhagen;
6) la Conferenza specificamente esorta sia il governo turco che l’UE a garantire che la Turchia adempia pienamente ai propri obblighi in materia di diritti umani, in relazione alla tortura e alla penosa condizione delle persone sfollate e alla protezione da conferire a donne e bambini.
7) La Conferenza esorta anche la Turchia a ratificare la Convenzione-Quadro sulla Protezione delle Minoranze, come anche altri strumenti delle Nazioni Unite riguardanti le minoranze e a rispettare gli esistenti diritti di tutti i gruppi (sia i diritti culturali che quelli propri dei gruppi stessi in quanto minoranze), compresi i diritti della minoranza assira presente in Turchia.
La centralità della Questione Kurda
8) La Conferenza asserisce che la risoluzione del conflitto kurdo è essenziale affinché possa stabilirsi una Turchia stabile, democratica e pacifica, in grado di accedere all’Unione Europea. Una vera riforma democratica può aver luogo soltanto se la Turchia intraprende una nuova riforma politica delle proprie istituzioni statali e mette la bando ogni forma di adesione al nazionalismo di natura etnica, che è la causa alla radice sia del conflitto che della endemica instabilità della Turchia;
9) la presente Conferenza asserisce pertanto che al popolo kurdo e ai rappresentanti di esso dovrebbe essere conferito un ruolo partecipativo nel processo di adesione come anche in qualsiasi dibattito sul futuro democratico e costituzionale della Turchia;
10) La Conferenza riconosce quale passo positivo lo storico riconoscimento dell’esistenza della Questione Kurda, formulato il 12 agosto 2005;
11) La Conferenza accoglie come passo positive il cessate-il-fuoco di durata mensile indetto dal Kongra-Gel in risposta alla recente iniziativa del Primo Ministro turco;
12) la Conferenza afferma ulteriormente, tuttavia, che di più può e deve esser fatto, da entrambe le parti, e fa appello affinché siano adottate le seguenti misure volte a costruire fiducia;
Misure da adottare per costruire fiducia
13) La Conferenza esorta tutte le rilevanti parti coinvolte nel conflitto armato a fermare immediatamente ogni operazione militare ostile nella regione e a ricercare d’ora in avanti una soluzione non-violenta del conflitto;
14) inoltre la Conferenza esorta tutti i partiti politici in Turchia ad aiutare a produrre le condizioni all’interno della Turchia per una piattaforma democratica per il dialogo;
15) conseguentemente a una qualunque estensione del cessate-il-fuoco, la Conferenza esorta affinché la Commissione Europea intraprenda sforzi per utilizzare i propri buoni uffici per sviluppare attivamente una piattaforma democratica mediante la quale gli elementi costitutivi della Turchia, incluso il popolo kurdo con i suoi rappresentanti, possano liberamente entrare in un dialogo e in un dibattito con il governo su una eventuale riforma della Costituzione;
16) sotto questo aspetto la Conferenza richiama la seguente dichiarazione contenuta nel rapporto della Commissione Europea secondo la quale “una soluzione civile, non militare, deve essere rinvenuta riguardo alla situazione nel Sudest della Turchia, sopratutto dal momento che molte delle violazioni di diritti civili e politici riscontrate nel Paese sono connesse, in un modo o nell’altro, con tale situazione”.
17) La Conferenza richiama inoltre che il Comitato Parlamentare UE sugli Affari Esteri a dicembre 2004 ha esortato “tutte le parti coinvolte a porre fine immediatamente alle ostilità nel Sudest del Paese” e ha invitato “il governo turco a intraprendere passi più attivi che portino alla riconciliazione con quelle forze kurde che abbiano deciso di rinunciare all’utilizzo delle armi”.
18) La Conferenza esorta altresì il governo turco a conformarsi pienamente e incondizionatamente a tutti gli strumenti internazionali riguardanti i diritti umani e i diritti delle minoranze, garantiti dalla Convenzione Europea dei Diritti Umani, in particolare i diritti riguardanti le libertà d’espressione e d’associazione, senza discriminazione, al fine di garantire che un dibattito democratico possa aver luogo,
19) In particolare la Conferenza esorta il governo turco a garantire che a tutti i partiti democratici kurdi legalmente costituiti sia consentito d’impegnarsi in attività politica pacifica, senza interferenze o continue minacce di chiusura, e in conformità a quanto stabilito dagli articoli 10 e 11 della Convenzione Europea dei Diritti Umani delle Libertà Fondamentali.
20) La Conferenza esorta inoltre il governo turco a conformarsi pienamente a tutte le decisioni della Corte Europea per i Diritti Umani, in particolare a quelle attinenti al conflitto kurdo. La Conferenza rileva che nel Rapporto del 2004 la Commissione Europea ha in particolare citato, in proposito, il caso Abdullah Ocalan c. Turchia, esaminato dalla Corte;
21) sotto questo aspetto la Conferenza esorta il governo turco ad avviare un dibattito pubblico riguardo al riconoscimento costituzionale dell’esistenza della popolazione kurda all’interno della Turchia;
22) La Conferenza esorta anche tutti gli stati membri dell’Unione Europea, presi individualmente, ad assistere nella creazione di una piattaforma democratica per il dialogo tra la Turchia e i Kurdi e ad adempiere pienamente ai loro obblighi, previsti dagli articoli 10 e 11 della Convenzione Europea dei Diritti Umani, nel pieno rispetto di quei kurdi che, sia nell’ambito di organizzazioni che a titolo individuale, si curano di promuovere quello stesso dialogo.
23) La Conferenza approva le raccomandazioni del rappresentante del Consiglio d’Europa in questa stessa conferenza, riguardanti la creazione di una Commissione per la Riconciliazione;
24) per assistere tale processo la Conferenza acconsente qui a istituire una propria embrionale Commissione per la Riconciliazione Nazionale e Culturale, sotto gli auspici dell’EUTCC, che sia composta da esponenti politici e rappresentanti di punta degli europei, dei turchi e dei kurdi, da membri di ONG, da accademici, da intellettuali e attivisti per i diritti umani; e
25) da ultimo la Conferenza conferisce mandato all’EUTCC, ai suoi dirigenti e comitati, d’impegnarsi nel dialogo e in campagne, in tutta Europa, a livello sia civile che politico, in appoggio alla richiesta della Turchia d’entrare a far parte dell’UE, sulla base di quanto delineato nella presente Risoluzione.