Hajar Khoshnaw
Quartieri, piangono
Via, vende matite
Una casa piena di corpi
Anneriti di formiche…
Sotto la poesia
Mi salvo con Dio nascosto
Quanto prego!
Ma non mi perdona!
Per tuo amore.
Poesia è come lacrime
Che scorrono sul viso
Diventano supplica!
Eternamente riverso il mio io
Nell’immenso mare di lamenti e pianti
Ho paura delle creature marine
Potrebbero rapirmi…
Non so com’è il volto di mio padre!
Ho sentito dolore lontano da mia madre!!
Non ti vedo…, tanto morirò!!!
Il tuo ricordo è diventato luce…
Nella notte spaventosa.
Anima legata ad un viaggio senza meta…!
Poesia, cosa mi chiedi?!
Io dubito del mio esistere…!!
Il bocciolo non schiude
Uccelli diventano silvestri!
Strano che la morte non mi scuote!!
Ad ogni battito
Vedo migliaia di cartucce e schegge!!!
Per sempre, ti giuro, per mare
Il delfino sarà libero
Tu sei sinfonia nel concerto della mia anima…
Con dito rotto
Fai vibrare le vene.
Di notte Dio stende il velo nero
Con spirito pulito
Lacrime curano le ferite.
Tempo, trovami…!!
Misuro la tristezza
Come un bambino senza madre, piango!
Perché ho vergogna di una terra ?!
Solo il sangue l’ha resa morbida…!!
Il tuo sguardo è diventato ossessione
Quando le farfalle ballano “kurdo”
La mia fortuna è uno zaino
Nella schiena, tuo piacere.
Viandante ubriaco
fissato in orizzonti delle mie idee…
Ho fatto un incantesimo:
Che la sua statura sia un passaporto
per lo “Stato Felicità”.
La sua immagine, un quadro complicato…
La spiegazione, un grosso errore…!
Dubiti?
Nella scrittura, vita
Il mio inchiostro versato
Sulla pagina del tuo essere.
E adesso è la fusione dell’anima…
Febbraio 2002
Kurdistan;Hawler