Per rispondere alle domande che mi sono state poste ritengo sia indispensabile fare due premesse:
1)il popolo Kurdo è contro qualsiasi guerra anche se nella sua storia è stato costretto a combattere per difendere le sue terre ,la sua cultura e per difendere a malincuore i dittatori;
2)il Popolo Kurdo ,dopo tanti anni di lotte per la Democrazia , la Libertà e per il riconoscimento della sua cultura ,pensa sia giunto il momento per costruire , con le altre etnie con le quali convive in Irak da moltissimi anni, una nazione in cui ogni componente abbia la possibilità di esprimere i propri valori e possa partecipare alle decisioni nel futuro governo del paese.
Che prospettive di cambiamento per la situazione Kurda si vanno delineando con le elezioni che si sono da poco svolte in Irak?
In Italia i pareri sulle elezioni tenute in Iraq sono estremamente diversi a seconda dell’area politica in cui si milita ma noi Kurdi ci siamo battuti perché si svolgessero e riteniamo siano state un grande atto di coraggio al quale ha partecipato la maggior parte del Popolo Iracheno .
Il dopo elezioni ,pur in una situazione di attentati ,autobombe e rapimenti, viene vissuto dalla maggior parte del popolo iracheno come un momento fondamentale per una svolta che porti fuori dalla difficile situazione in cui si vive.
Penso che dobbiamo essere molto realisti , concreti,ottimisti e praticare un unico obiettivo, la costruzione di un nuovo Iraq, senza perderci in dispute ideologiche.
I Kurdi stanno partecipando a questo processo di costruzione in modo attivo per una prospettiva di cambiamento ponendosi vari obiettivi :
- Andare alla costituzione di uno Stato Federale al cui governo partecipino tutti anche coloro che in questo momento fanno opposizione non solo agli occupanti americani ma anche alle altre componenti della realtà irachena. Non voglio fare polemica con coloro che la chiamano resistenza ma posso dire che i cosiddetti resistenti sono stati coloro che sotto il regime di Saddam hanno massacrato i Kurdi , gli Sciiti e tutti gli oppositori .
I dirigenti kurdi hanno costantemente operato,nelle realtà a maggioranza kurda, affinché non si verificassero vendette o rivalse nei confronti di coloro che erano legati al precedente regime ed avevano partecipato alla repressione più bestiale.
Pochi sanno che la città di Kirkuk, in Italia conosciuta esclusivamente come la città ricca di pozzi petroliferi e nella quale sono avvenuti alcuni attentati clamorosi indice di una realtà con grosse tensioni, sta sperimentando un modello di governo locale ,con un governatore Kurdo eletto democraticamente dai rappresentanti di tutte le etnie presenti.
Noi pensiamo possa essere un esempio da tenere in considerazione e che possa avere molte chanches .
-Giungere,non appena se ne creano le condizioni, al ritiro dall’Iraq di tutti gli eserciti occupanti
-Risolvere il problema delle interferenze dei paesi confinanti Turchia ,Iran e Siria in riferimento anche alla questione Kurda .
Con questi paesi bisogna chiarire che nell’ambito di un Iraq federale i Kurdi chiedono l’autonomia e non l’indipendenza del loro popolo.
Sebbene l’indipendenza per un popolo sia il sogno e l’aspirazione legittima che sempre lo accompagnerà.
Che situazione si vive nel Nord Iraq in relazione a vecchi e nuovi fenomeni di terrorismo ed integralismo religioso?
Il Nord Iraq (Kurdistan Iracheno) ,se si esclude la città di Mosul rispetto al resto del paese
vive una situazione di privilegio facendo parte fin dal 1991 della no-fly zone .
Se si escludono alcuni atti terroristici nel 2003 la situazione è sostanzialmente tranquilla e si cerca da parte delle autorità Kurde di facilitare i rapporti fra le diverse etnie tranquillizzando anche i peasi confinanti.
Dal punto di vista economico e sociale nel Kurdistan ci troviamo di fronte ad una situazione di grande fermento e di sviluppo a dimostrazione che i Kurdi pensano al futuro con ottimismo.
Come sono stati giudicati l’intervento militare USA e l’attuale occupazioneda parte degli eserciti (tra i quali quello italiano)
I Kurdi hanno sperato fino all’ultimo che si potesse liberare l’Iraq da Saddam Hussein senza dover ricorrere ad un conflitto armato.Noi abbiamo vissuto sulla nostra pelle la guerra del golfo nel 1991 , la guerra fra Iran ed Iraq durata 10 anni e le nostre guerre di resistenza,ci sono le ultime generazioni che si ricordano solo guerre,bombardamenti e fughe in montagna , perciò sappiamo il prezzo di vite umane (bambini,donne ,anziani ,giovani ) che si devono pagare in tali situazioni.
Siccome a livello internazionale non ci sono state le condizioni per la soluzione in modo pacifico della situazione abbiamo visto l’intervento americano come l’ultima chanche per potersi liberare dal dittatore Saddam Hussein.
Avendo sempre lottato per la nostra libertà e contro la presenza di stranieri nel nostro paese in questo momento pur valutando la loro permanenza in modo critico lo riteniamo come il male minore pur essendo coscienti che dobbiamo accelerare il nostro processo di integrazione e democratizzazione .Comunque la popolazione Kurda è grata alla coalizione internazionale,
e ai Soldati e Carabinieri che sono morti per la liberta e la democrazia in Irak e in Kurdistan.
Quali sono i pericoli più rilevanti che percepite nel nuovo assetto del dopo Saddam
Non credo sia facile rispondere a questa domanda anche perché ci sono ancora i pessimisti che vedono come unico sbocco all’attuale situazione la guerra civile e ci sono gli ottimisti come il popolo Kurdo che ritengono la strada intrapresa quella che darà i risultati sperati.
In sintesi i pericoli più rilevanti possono essere:
-il voler prevalere di una etnia sulle altre;
-una parte del popolo iracheno non vuole partecipare al processo di formazione del nuovo Stato iracheno;
-il permanere delle interferenze dei paesi confinanti che hanno interessi diversi dall’Iraq;
-l’indifferenza o l’ostilità del mondo arabo alla soluzione della questione Iraq,
-le divergenze fra grandi paesi che hanno sempre deciso le sorti del mondo.
David Issamadden
Presidente della comunita Curda in Italia