RAPPORTO RELATIVO A RICERCHE E INCHIESTA CONCERNENTI GLI INCIDENTI  AVVENUTI IL 9-10 NOVEMBRE 2005 A ŞEMDİNLİ
12.11.2005

A. IL CASO:
Notizie di stampa hanno riferito che a Şemdinli, il 9 novembre 2005, tre persone hanno scagliato una bomba a mano in una libreria, uccidendo una delle tre persone che vi si trovavano e ferendone un’altra. La stampa ha anche riferito che gli assalitori furono bloccati per effetto dell’inseguimento da parte dell’altra persona che si trovava nella libreria e della popolazione locale, mentre s’infilavano in un’automobile. A seguito del ritrovamento di tre fucili d’assalto AK-47 nel bagagliaio della vettura e il procuratore della città ha avviato un’inchiesta, ma mentre cominciava a ispezionare il luogo dell’incidente un altro civile è stato colpito a morte da spari e quattro altre persone sono rimaste ferite per effetto di spari giunti verso di loro, hanno riferito organi di stampa. A causa delle violazioni del diritto alla vita, dell’avvio di proteste collettive a Şemdinli e del blocco dell’ingresso nella città e della fuoriuscita da essa si è resa necessaria, da parte nostra, la preparazione di un rapporto sui recenti incidenti.

B.COMPOSIZIONE DELLA DELEGAZIONE:
Sulla base delle notizie divulgate dalla stampa a copertura degli incidenti nella città, al fine di  condurre una ricerca e un’indagine riguardo alle accuse e in un tentativo di riuscire e rendere pubbliche informazioni veritiere riguardo agli eventi e di recare un contributo alla protezione del diritto alla vita, che è altresì garantito in una serie di patti nazionali e internazionali, la Delegazione per i Diritti Umani è stata costituita, con l’inserimento delle persone di seguito menzionate:
il membro del Comitato Amministrativo dell’İHD, Avvocato Abdulvahap ERTAN; il membro del Comitato Amministrativo del MAZLUM-DER, nonché presidente della sezione di Van della stessa associazione, Avv. Abdulbasit BİLDİRİCİ; il presidente di İnsan-Der, Yasin HASKANLI; il Presidente della Sezione di Van dell’Associazione Giuristi Contemporanei, Avvocato  Murat Timur; il Presidente della Camera di Commercio e Artigianato di Hakkari, Arif Koparan; a nome della Confederazione dei Sindacati del Settore Pubblico (KESK) e degli Uffici di Hakkari della Piattaforma e dell’Unione dei Lavoratori del Settore Sanitario (SES), il Presidente Ahmet Ediş; il Vicepresidente della Sezione di Van dell’İHD, Avv. Cüneyt Caniş; il Presidente di Hakkari Övder, Übeydullah Dündan; il Vicepresidente della Sezione di Van del MAZLUM-DER, Abidin ENGİN; il Presidente della Sezione di Hakkari dell’İHD, Necibe GÜNEŞ; il Presidente della Sezione di Hakkari del MEMUR-SEN, Abdulcebbar YAKAR.

C. IMPRESSIONI:
La delegazione, nelle prime ore del 10 novembre 2005, si è messa in viaggio per recarsi a Şemdinli. Mentre la delegazione era sulla strada verso tale città, situata nell’angolo sudorientale della Turchia, provenendo dalla città di Yüksekova (nella provincia di Hakkari), osservava che le misure di sicurezza crescevano progressivamente, all’avvicinarsi a Şemdinli. Truppe della Gendarmeria avevano situato un posto di blocco sulla strada, a 22 chilometri dalla città e hanno detto alla delegazione che l’ingresso nella città era interdetto. Infine le forze di sicurezza hanno consentito a tre veicoli della delegazione il passaggio, dopo che la delegazione aveva fornito loro l’informazione che della visita le autorità della regione erano a conoscenza e dopo che alcune autorità erano intervenute al riguardo. I numeri di targa delle automobili della delegazione sono stati forniti in occasione di altri checkpoint, al fine di  garantire il nostro arrivo nella città e la delegazione ha potuto accedervi senza ulteriori problemi.
È stato osservato che un checkpoint da parte della polizia all’ingresso della città era deserto e vi erano mucchietti di legname ridotto in cenere dal fuoco e vi era anche un altro fuoco vicino al primo. Non vi era nessuno attorno al fuoco e vi era il contrappeso di un’arma automatica, in parte bruciacchiato. Vi era anche del carburante di un veicolo depositato sulla strada. 
Si scorgeva che tutti i commercianti avevano chiuso i loro negozi, mentre non erano scorgibili forze di sicurezza nel centro cittadino. La popolazione cittadina era riunita, accalcata in a formare una grande folla, nella via Cumhuriyet, e attendeva in silenzio. Non appena la popolazione conobbe l’identità delle persone della delegazione, si avvicinò a noi e ci applaudì. 
La delegazione ha provato in primo luogo a svolgere un’inchiesta nel centro commerciale in cui si trovava la libreria in cui era avvenuta l’esplosione, ma non ha potuto avere accesso al luogo, per il fatto che i procuratori avevano ordinato di mettere i sigilli al centro commerciale, al fine di proteggere gli ulteriori elementi di prova. La delegazione, data la ragionevolezza di tale motivazione, ha lasciato il luogo senza condurvi alcuna ricerca.
Lasciato il luogo dell’esplosione, la delegazione si è diretta all’edificio in cui hanno sede l’ufficio del governatore del distretto,  il dipartimento di polizia e il tribunale. Vi erano poliziotti armati a guardia dell’edificio. Fu osservato che le finestre di un capanno adibito alla sicurezza, posto di fronte all’edificio, erano rotte e vi erano tracce di lanci di pietre contro l’edificio. Quasi tutte le finestre del tribunale erano infrante e al suolo vi erano sia rottami delle finestre che sassi. Fu anche osservato che due automobili danneggiate si trovavano nel giardino del tribunale. Vi erano anche tracce di proiettili esplosi su un edificio posto di fronte a quello che è sede dell’ufficio del governatore distrettuale.
Fu osservato che le forze di sicurezza nella città sorvegliavano soltanto gli edifici del dipartimento di polizia, dell’ufficio del governatore distrettuale e del tribunale, oltre alle abitazioni dei funzionari pubblici che lavorano per tali istituzioni. Non vi era personale delle forze di sicurezza nella città in altro luogo diverso da tali edifici. Rappresentanti di ONG e sindaci, in base a quanto è stato osservato, hanno provato a controllare e a calmare la popolazione che si era riunita nella via principale della città. 
Mentre la nostra delegazione proseguiva nella sua iniziativa e conduceva interviste, osservava che la tensione nella città non calava e che la gente persisteva nell’attendere sulla strada principale. Un folto gruppo di persone ha continuato a tenere una marcia di protesta e a intonare slogan; alcune persone hanno infranto le finestre della sede del partito di governo AKP, che era in gran parte già malridotta; alcuni bambini hanno insistito nel lanciare pietre contro l’edificio del dipartimento di polizia; altre persone continuano ad ammonire i bambini sul fatto che non si devono lanciare pietre e talvolta a prendergliele dalle mani; altre persone stavano provando a bloccare la folla, in modo tale che non marciasse verso gli edifici pubblici; le forze di sicurezza sono ricorse al gas piccante per disperdere le marce di protesta che proseguivano, e anche taluni membri della delegazione hanno subito gli effetti del gas al peperoncino.

INTERVISTE:
La delegazione aveva già trasmesso con un giorno di anticipo le proprie richieste volte a ottenere appuntamenti dalle autorità ufficiali di Şemdinli. Dal momento che l’edificio era sorvegliato da poliziotti armati e che essi non lasciavano entrare la delegazione, essa li ha informati dei motivi della visita e della richiesta di vedere le autorità. A seguito di una serie di colloqui che gli agenti di polizia che erano di guardia hanno tenuto con i loro superiori, è stato detto alla nostra delegazione che il governatore della città non era nel suo ufficio, che il procuratore non poteva tenere un simile incontro in quanto sovraccaricato di lavoro, che il governatore e il capo della polizia di Hakkari e alcuni ufficiali militari erano impegnati in una riunione per discutere degli eventi accaduti. La nostra delegazione ha poi richiesto di vedere il capo della polizia di Şemdinli e ha ottenuto la risposta che avrebbe potuto vederlo soltanto all’ingresso dell’edificio. Un incontro con il vicecapo della polizia di Şemdinli si è tenuto all’ingresso. Il vicecomandante, durante tale incontro, ha detto che lo stato sta provando a riportare l’ordine e il controllo in città e che egli non disponeva dell’autorità per dichiarare alcunché sull’argomento. Ha concluso l’incontro dicendo che avrebbe trasmesso la nostra richiesta di un appuntamento ai governatori di Hakkari e  Şemdinli e al procuratore.

HURŞİT TEKİN (Sindaco di Şemdinli)
Hurşit Tekin ha dichiarato nell’intervista: “Non ero in città quando è avvenuta l’esplosione. Mi ero recato in un villaggio per una visita di condoglianze. Il governatore di Şemdinli mi ha chiamato al telefono, dicendomi: ‘Caro sindaco,. Lei dovrebbe immediatamente venire in città perché vi sono stati incidenti e continuano a esservi. Lei dovrebbe venire per calmare la popolazione’. A seguito di tale chiamata, giunsi in città dopo 15 minuti e vidi la popolazione cittadina nel panico. Riunii, assieme a me, alcune eminenti personalità, per provare a calmare la popolazione. Nel frattempo, le forze di sicurezza mi informarono che tre agenti di polizia erano bloccati presso un checkpoint all’ingresso della città e una gran folla di persone marciava verso di loro. Giunsi lì e fui ferito al volto durante il tumulto tra le forze di sicurezza e la popolazione. Fui portato in un ospedale, dove stetti per mezzora. Poi tornai di nuovo in quel luogo e chiesi al capo della polizia cittadina di rimuovere da lì quel checkpoint. Mi disse che non poteva farlo poiché armi pesanti si trovavano in quel punto.
Un po’ di tempo dopo fui convocato alla Gendarmeria insieme al parlamentare di Hakkari Esat Canan, al sindaco di Hakkari Metin Tekçe e al sindaco di Yüksekova Salih Yıldız, nonché ad avvocati di Yüksekova che erano in città al momento dell’episodio, per un incontro di valutazione della situazione. All’incontro erano presenti anche  i governatori di Hakkari e Şemdinli, il procuratore e altri alti funzionari. Abbiamo discusso su come abbassare la tensione in città. Alcuni chiedevano la conferma che le tre persone che erano state consegnate alla polizia fossero ancora sotto custodia e che il veicolo che quegli uomini avevano usato apparteneva alla polizia. Il capo della polizia in quel momento intervenne per dire che l’automobile non era della polizia, ma della gendarmeria. Anche il governatore di Hakkari avvalorò quanto il capo della polizia sosteneva. Essi sostennero anche che non tre persone erano state consegnate alle forze di sicurezza, bensì soltanto una”.

Zeydan ÖZEL (Commerciante – testimone oculare)
Zeydan ÖZEL ha dichiarato: “Il mio ufficio si trova di fronte al negozio in cui ha avuto luogo l’esplosione. Ho visto, prima che avvenisse l’esplosione, quelle tre persone, che in seguito sono state consegnate alle forze di sicurezza. Sono divenuto sospettoso riguardo a loro e ho iniziato a osservarle dal negozio di un mio cugino.  Guardavano verso il centro commerciale. Vi erano tre persone all’interno dell’automobile. Due sedevano nei posti anteriori e una sul retro. Vidi che l’uomo che indossava un’impermeabile giallognolo ed era seduto sul retro scendeva dalla vettura e teneva in una mano una busta di plastica nera. Andò verso il centro commerciale. Iniziavo a essere vicino a loro e quello con la barba vide che li stavo guardando. Poi il guidatore mosse l’automobile e io registrai il numero di targa, che era 30 AK 93; si trattava di una Renault 19. Ritornai al mio negozio. Un paio di minuti dopo si udì il suono d’una forte esplosione. Mentre la gente accorreva sul luogo dell’esplosione, vi andai anch’io e vidi l’uomo dall’impermeabile giallognolo che parlava al telefono, chiedendo ai suoi complici dove fossero posizionati. Iniziai a seguire quell’uomo. Poi l’uomo salì sulla stessa automobile che attendeva di fronte al negozio. Dissi alla gente: “È quest’uomo che è dietro l’esplosione”. La gente tagliò allora la strada alla vettura e cominciò a colpirli. Allora giunsero agenti di polizia e iniziarono a sparare in aria. Poi presero due persone con sé. In seguito vidi l’uomo barbuto allontanarsi dal luogo. Dal momento che lo riconobbi, cominciai a seguirlo. Davanti vi erano un tenente colonnello e dei soldati. Mi avvicinai all’ufficiale e gli dissi che anche l’uomo con la barba era tra gli assaltatori. Il tenente colonnello mi disse: ‘Tutto bene, figliolo, lo abbiamo preso’. Tre soldati condussero gli uomini alla caserma distrettuale della gendarmeria”.

Muharrem TEKİN (Presidente della Camera di Commercio e Artigianato di Şemdinli)
Muharrem TEKİN nella sua dichiarazione ha asserito: “L’incidente ha avuto luogo proprio di fronte al nostro ufficio. L’automobile era situata proprio di fronte alla mia stanza. Uscii mentre la gente aveva cominciato a radunarsi nei dintorni. Uno di quei tre uomini chiese in maniera spudorata: “Che sta succedendo?”. Poi provarono a scappare in automobile; ma 10-15 persone li catturarono. La gente catturò poi l’uomo che stava seduto sul retro della vettura. In quel momento la gente non sapeva ancora che una persona era morta nell’esplosione. Ruppero il finestrino posteriore della vettura e colpirono gli uomini che erano seduti all’interno. Gli uomini seduti nella parte anteriore improvvisamente scesero dall’automobile e presero uno dei fucili del modello AK-47 kalashnikov. Vidi che nel cofano della vettura vi erano tre Kalashnikov. Vi era anche una certa quantità di munizioni per quei fucili. Uno dei cittadini prese il fucile dalle mani dell’uomo prima che egli provasse a utilizzarlo e lo rimise nel cofano. Quell’uomo fu poi anche picchiato dai cittadini. Nel frattempo, all’incirca trenta agenti di polizia erano giunti e avevano circondato l’automobile e la gente. Poi giunse un carro armato e dal carro presero a bordo uno di quegli uomini. La gente danneggiò poi la vettura. Una mappa dettagliata, un libro d’istruzioni e una lista di nomi furono prelevati dalla vettura. Poi è giunto il governatore di Şemdinli e ha provato a formulare una dichiarazione riguardo allo stato della vettura assieme all’Avvocato  Mehmet Ekici. In quel momento i resti della persona morta nel centro commerciale erano portati sulle spalle da alcune persone. Al momento in cui la gente seppe che una persona era morta nell’incidente, iniziò a marciare in direzione del governatore della città. Il governato0re salì allora a bordo della sua automobile e lasciò il luogo, senza fare alcuna dichiarazione. In seguito un gruppo costituito da una quindicina di agenti di polizia a volto coperto giunse e sparò in aria, ma la gente che si era radunata si rifiutava di disperdersi. Poi giunse sul luogo un comandante militare. Allorché la gente chiese al comandante di ordinare che si smettesse di sparare, egli disse al capo della polizia di far cessare il fuoco. Quando le armi tacquero, la gente iniziò nuovamente a marciare verso l’automobile. Giunse sul posto anche un gruppo di 40-50 soldati. Il capitano che comandava i soldati mi spinse e disse ai soldati: “Aprite il fuoco su di loro; noi, in venti, siamo sufficienti ad avere a che fare con loro”. Quando il capitano disse queste parole, anche il comandante militare era lì. Ricevuto l’ordine, un militare non incaricato si arrampicò fino a una postazione da cui puntò la sua arma verso la gente. Mentre noi afferravamo la canna della sua arma, egli aprì il fuoco. In seguito a ciò, anche altri soldati che udivano la sparatoria cominciarono a far fuoco. L’alto comandante militare intervenne ancora e fermò gli spari. Dopo di ciò, tutti i soldati e gli agenti di polizia si ritirarono in direzione dell’edificio del dipartimento di polizia e installarono lì una barricata. Al momento un gruppo di persone attendeva vicino all’automobile. Poi le persone, a gruppi, hanno iniziato a marciare verso l’edificio del dipartimento di polizia. Essi lanciavano pietre sui soldati e contro l’ufficio del governatore e contro l’edificio del dipartimento di polizia. C’erano 3 veicoli corazzati, due dei quali appartenevano all’esercito e uno al dipartimento di polizia. Da tali veicoli fu poi aperto il fuoco contro la popolazione. Due persone furono ferite da quegli spari. A seguito di ciò, altri gruppi di persone che attendevano vicino all’automobile hanno cominciato a loro volta a marciare verso il dipartimento di polizia. Quando essi sono arrivati al dipartimento, la polizia ha iniziato a utilizzare gas piccante e le persone sono state disperse. Poi, anche  delle persone provenienti dal villaggio di Altınsu hanno iniziato a giungere a Şemdinli. Allorché la polizia ha provato a sbarrare loro la strada, la gente della città ha iniziato ad andare verso di loro. Un tumulto ha avuto luogo, tra la gente e la polizia. Le persone lanciavano pietre verso la polizia e nel giro di dieci minuti la gente ha ripreso a marciare verso la città. Dopo di ciò non rimanevano in vista né poliziotti né soldati. Ognuno, in città, ha iniziato a convergere per radunarsi in una pubblica piazza. Erano circa le tre del pomeriggio. Poi l’automobile degli assalitori, uno dei quali era un sergente speciale, è stata bruciata dalla gente. All’incirca tra le 4 e le 5 pomeridiane un’automobile bianca, del modello Tofaş Doğan, si è diretta verso il gruppo di persone radunate.  La persona alla guida dell’automobile era Tanju Çavuş, un sergente speciale assai noto in città. Egli, poi, è colui che ha cominciato ad aprire il fuoco sulla gente, quantunque non vi fossero reazioni negative nei suoi confronti. Egli scaricò tutti in suoi proiettili e ferì cinque persone. Ali Yılmaz, uno dei feriti, è morto in seguito, a causa delle ferrite riportate. Dopo la sua sparatoria contro la gente, Tanju è fuggito via e ha trovato rifugio nell’edificio della gendarmeria. In quel momento il procuratore stava svolgendo ricerche sul posto; egli ha bloccato le sue ricerche allorché vi sono stati i colpi d’arma da fuoco. Le ricerche non hanno potuto essere svolte fino alle 10 di sera.

Seferi YILMAZ (Proprietario della Libreria Umut)
Seferi YILMAZ ha dichiarato: “Il 9 novembre 2005 eravamo in tre persone, sedute nella mia libreria, la Umut Kitapevi. Era mezzogiorno e generalmente a quell’ora ci prepariamo il pranzo e mangiamo sul retro della libreria. Anche quel giorno ci apprestavamo a mangiare il pranzo. Metin Korkmaz, un venditore di scarpe nello stesso centro commerciale, e suo figlio Mehmet Zahir Korkmaz, erano con me. Quando mi recai all’esterno per chiamare altri amici a mangiare con noi, udii che le finestre s’infrangevano. Feci attenzione al rumore e scorsi che le finestre che s’infrangevano erano quelle della mia libreria. In quello stesso momento vidi la bomba a mano che giaceva sul pavimento. Provai disperatamente a gettarmi fuori dalla libreria. Vidi anche un uomo con un impermeabile giallognolo che si allontanava correndo dalle scale della libreria. La bomba, mentre scappavo, non era ancora esplosa. Gridai alle persone che erano intorno, dicendo: “Prendetelo. È quello che ha scagliato la bomba”. Poi la bomba esplose. Ero fuori della libreria,ma ancora all’interno del centro commerciale. Rincorsi quell’uomo fino alla strada. In quel momento, i cittadini che avevano sentito l’esplosione stavano giungendo al centro commerciale. Mentre le persone intorno cominciavano a inseguire l’assaltatore, io ritornai al mio negozio, nel quale la bomba era esplosa. Delle persone erano giunte alla libreria prima che io vi arrivassi. Vi era una nube di polvere all’interno della libreria. Bedri Yalçın ha preso Metin Korkmaz, che era ferito, conducendolo fuori dalla libreria. Vi erano tuttavia anche altre persone nel negozio. Ho pensato che Mehmet Zahir fosse andato fuori dal negozio e ho chiesto alle persone se lo avessero visto o meno. Ho detto ai suoi parenti che Mehmet Zahir si trovava all’interno della libreria al momento dell’esplosione. Circa 30-40 minuti più tardi i suoi parenti sono giunti nella libreria e hanno preso il corpo di Mehmet con le loro mani per condurlo all’ospedale. E io mi recai verso l’automobile bianca e vidi che la gente l’aveva bloccata. La persona con l’impermeabile giallognolo sedeva sul sedile posteriore dell’automobile e due suoi amici erano all’esterno del veicolo. La gente era rabbiosa verso la persona che si trovava nell’automobile. Le due persone all’esterno provavano provavano a proteggerla e a persuadere la gente che era intorno. Quelle due persone stavano dicendo alla gente: “Noi siamo membri delle forze di sicurezza”. Vi erano anche alcune persone all’interno della folla che provavano a proteggere quelle tre persone. La gente ha chiesto di ispezionare l’automobile. Poi sono giunti agenti di polizia e hanno tenatato di evitare che la gente cercasse all’interno della vettura. Poi la gente ha rotto i finestrini dell’automobile. Quindi è stato aperto il bagagliaio del veicolo. Vi erano tre fucili Kalashnikov e 10 caricatori pieni e altri proiettili. Tra id documenti vi era un disegno con la piantina della mia libreria. La gente mostrava quella piantina e altra roba ai giornalisti. Poi squadre delle Forze Speciali e soldati sono giunti e hanno aperto il fuoco, sparando in aria per disperdere la gente. Il capo della polizia e agenti della polizia sono giunti con carri armati. Due persone che erano all’esterno dell’automobile s’infilarono in uno dei carri armati; e la persona all’interno dell’automobile fu consegnata alla polizia dalla popolazione. I poliziotti hanno fatto entrare quella persona in un veicolo. A seguito della consegna, un uomo alto circa un metro e 75 e barbuto, con un impermeabile di marca Adidas, che era uno dei tre, ha provato a scappare. Egli fu tuttavia notato da alcune persone che erano in mezzo alla folla e inseguito. Fu catturato dalla gente di fronte alla pasticceria Prestij, e in quel frangente disse: “Non avvicinatevi, ho una bomba addosso”. In quel momento erano lì anche il tenente colonnello e alcuni soldati. Alcune persone, tra la folla, dissero: “Tenente colonnello, questo è uno degli uomini che erano nell’automobile”. Allora i soldati lo hanno preso e condotto alle caserme militari”.

Tahir ERBAŞ (Şemdinli – commerciante)
Tahir ERBAŞ ha dichiarato: “Durante l’incidente ero al mio posto di lavoro. Sono uscito fuori quando ho udito il rombo dell’esplosione. Erano circa le 12. Un uomo dai capelli castani, alto circa un metro e 70, del peso di circa 75-80 kg, con un cappotto leggero marrone, stava correndo in discesa, proveniente dal luogo in cui era avvenuta l’esplosione. Stava parlando con qualcuno mediante il proprio telefono cellulare. Non ho inseguito quell’uomo. Ero preoccupato che potessero esserci delle persone ferite, mi sono recato perciò sul luogo dell’esplosione. Vi era lì una persona ferita, che qualcuno ha condotto all’ospedale. Poi ho fatto ritorno nel centro cittadino. La gente stava assaltando un veicolo e vi era qualcuno all’interno. Vi erano inoltre due persone fuori dal veicolo e stavano provando a proteggere la persona all’interno. Uno degli uomini fuori dal veicolo prese un kalashnikov dal cofano per bloccare la popolazione. La gente gli strappò però l’arma. Alcune persone stavano provando a impedire che quelle del veicolo fossero picchiate. Poi sono giunte polizia e gendarmeria con veicoli corazzati. Le due persone fuori dal veicolo sono balzate sul carro armato e quella che era nella vettura è stata aiutata a salirvi”.

Mustafa Cihat FESLİHAN (Governatore di Şemdinli)
Mustafa Cihat FESLİHAN, nella sua dichiarazione, ha asserito: “Lavoro qui da un anno e mezzo. Come sapete, vi erano state esplosioni in città in precedenza. Riguardo al secondo incidente, ho udito un’esplosione ieri a mezzogiorno. Quando ho chiesto cosa stesse accadendo, mi fu detto che vi era stata un’esplosione nel bazar e che la persona artefice dell’esplosione era stata catturata dalla popolazione locale e che vi erano agitazioni tra i civili. In seguito abbiamo udito spari. Ho sentito che la gente si radunava attorno a un veicolo e che voleva parlare al governatore. Da solo mi sono recato sul posto. Ho allontanato dal luogo le forze di sicurezza e sono salito a bordo del veicolo e ho detto più o meno così: “Sgombrate il luogo in modo che il procuratore possa svolgere i suoi compiti”. Ed essi hanno iniziato a protestare anche nei miei confronti. Tutto è avvenuto in maniera pressoché immediata. La gente si lamentava riguardo al fatto che l’esame del luogo era fatto con ritardo e probabilmente riteneva che l’amministrazione territoriale avesse l’autorità di effettuare l’esame stesso. Date le circostanze, ho dovuto lasciare il luogo. Ho però suggerito al procuratore di compiere l’ispezione. Poi il procuratore è andato a ispezionare, ma al momento dell’ispezione si dice che da un veicolo si è iniziato a sparare con un’arma e che vi sono state persone ferite, cosicché il procuratore ha dovuto interrompere l’ispezione. Immediatamente dopo, ho avuto contatti con delle ONG e ho detto alla gente che l’ispezione si sarebbe tenuta quella sera stessa. 
Al momento una persona è sotto custodia. Le testimonianze oculari riguardo a se le altre due abbiano preso parte all’attacco dinamitardo non sono state ancora raccolte dal procuratore. È stata stabilita l’identità della persona che è sotto custodia. Non si tratta di un funzionario di polizia, ma di una persona registrata tra i residenti ad Hakkari.
La commissione ha chiesto al governatore: “Chi sono queste persone e perché sono in questa provincia? Fanno parte del vostro personale?”; e in risposta il governatore ha detto che “tali persone non fanno parte del nostro personale e non so chi siano e perché si trovino ora nella provincia”.
La commissione ha chiesto al governatore se disponesse d’informazioni riguardo al secondo incidente, che presumibilmente coinvolge la persona di nome Tanju Çavuş, che lavora nella provincia come sergente e che è giunta sul luogo con la propria vettura e ha aperto il fuoco sulla popolazione al momento dell’ispezione, causando la morte di una persona e il ferimento di altre quattro. Egli ha soltanto detto: “Noi non abbiamo informazioni riguardo alla sua identità; queste sono questioni che competono all’ufficio del procuratore”.
In terzo luogo, la commissione ha chiesto: “È possibIle che tali incidenti siano opera di forze che sono nel contempo appartenenti al personale pubblico e agiscano tuttavia fuorilegge e senza controllo?”: il governatore ha dichiarato: “Le informazioni raccolte parlano di un’azione svolta dal PKK l’autorità che può fornire spiegazioni al riguardo è l’ufficio del procuratore”.

Harun AYIK (Procuratore a ŞEMDİNLİ):
Harun AYIK ha dichiarato: “Se la gente mantiene la calma, si può andar fuori e lavorare, e forse noi possiamo anche interrogare sul posto i testimoni oculari. Noi siamo in attesa che si costruiscano al riguardo condizioni sicure. Abbiamo svolto esami nel bazar e nel veicolo. Il veicolo appartiene alla gendarmeria. Tre persone, accusate di aver condotto l’attacco dinamitardo, sono agenti dell’intelligence militare e si trovano a Şemdinli per incarichi d’ufficio; quelle tre persone, che presumibilmente hanno mosso l’attacco, sono ufficiali d’intelligence della gendarmeria e sono giunti a Şemdinli per servizio. Non abbiamo ancora raccolto le loro dichiarazioni. Non è nemmeno chiaro se la persona sotto custodia abbia collocato la bomba. Il veicolo è a distanza di 70 metri dal bazar. Probabilmente essi non hanno piazzato la bomba. Come possiamo arrestarli? Non vi è alcuno che abbia visto una persona collocare l’ordigno. L’identità della persona che ha condotto il secondo attacco è nota. Dal momento che non ho informazioni riguardo alle identità di due o tre persone, non ho alcuna informazione su se codeste persone siano da accusare. Tale questione non è comunque urgente e noi la affronteremo più tardi. Tutte queste persone sono sospette. Soltanto una è sotto custodia. Al momento non vi è un forte sospetto riguardo a tale incidente. Non può essere definito come sospetto. I testimoni oculari fanno asserzioni di rilievo minore. Inoltre nel dossier non figura alcuna prova.
La nostra commissione ha chiesto la ragione per cui la testimonianza del sergente che era stato protagonista del secondo incidente, Tanju ÇAVUŞ, non era stata raccolta. Il procuratore ha detto: “Noi non conosciamo l’identità della persona che ha causato il secondo incidente”. Quando la nostra commissione gli chiese, replicando alla sua dichiarazione incompatibile, “Lei ha detto poco prima di conoscere l’identità di tale persona. Non vi è una contraddizione?”, il procuratore disse: “Questo è quel che sostiene la popolazione”.
In risposta a una domanda della nostra commissione su se la forte esplosione avvenuta un giorno prima del festival sia stata opera delle stesse persone, ha dichiarato: “È impossibIle che su tali incidenti si faccia chiarezza. Ne discende che appare difficile trovare i perpetratori”.

LA PERSONA CHE NON VUOLE CHE LA SUA IDENTITA’ SIA RIVELATA NEL RAPPORTO :
Una persona, che non vuole che noi ne riveliamo l’identità, e tuttavia vuole condividere le informazioni di cui dispone e renderci la propria testimonianza, ha asserito che: “Ero vicino al veicolo delle persone che presumibilmente hanno provocato l’esplosione. Quando il cofano è stato aperto, si è visto che all’interno vi erano armi, materiali esplosivi e una cartella; tale cartella conteneva copie degli atti del processo a carico di Seferi Yılmaz, proprietario del luogo di lavoro in cui era avvenuta l’esplosione, sue fotografie da ogni prospettiva (di fronte, da dietro, di profilo), una mappa del luogo in cui l’esplosione ha avuto luogo, e un’altra mappa che indica il luogo in cui un’esplosione ha avuto luogo prima del festival svoltosi nella nostra provincia, nonché i dintorni di esso. Per quanto ho potuto vedere il procuratore li ha individuati e l’individuazione è stata registrata ufficialmente proprio in quel frangente. 

Kerim KAÇAR (persona ferita da colpi d’arma da fuoco e portata all’ospedale statale di  Yüksekova):
La nostra commissione, di ritorno da Şemdinli, ha avuto l’opportunità di visitare l’ospedale statale di Yüksekova e incontrarvi 4 persone ferite. Una di tali persone, Kerim Kaçar, ha dichiarato nella sua testimonianza: “Fui ferito al mento e al fegato, durante l’incidente avvenuto il 9 novembre, perciò moi trovo ora in ospedale. Voglio tuttavia condividere le mie impressioni, che penso siano molto importanti. Al momento del’incidente avvenuto prima del festival, nel quale 67 luoghi di lavoro sono stati danneggiati e molte persone sono rimaste ferite, stavo guardando l’incontro di calcio Fenerbahçe–Schalke 04 nel bazar. L’incontro era giunto al 63esimo minuto. Udimmo un intenso rumore di esplosione. Quando uscimmo, vidi che proprio una terribile esplosione era avvenuta. Quando, tuttavia, avevo attraversato la strada nella quale poi avvenne l’esplosione, prima che la partita di calcio cominciasse, aveva visto che non vi era alcuna persona nel circolo militare. Tuttavia tale circolo è sempre stato assai affollato in quelle ore della giornata, in special modo nei giorni in cui vi erano partite di calcio. Inoltre nel circolo vi era un apparecchio televisivo dallo schermo enorme. Così mi sorse il dubbio che i militari potessero aver saputo di tale esplosione. Era del resto dubbio che i militari che vivevano nelle vicinanze del luogo dell’esplosione fossero andati altrove con le loro famiglie quella sera. Pertanto io credo che anche l’incidente avvenuto prima del festival fu posto in atto da loro”.

FATTI STABILITI:
La nostra delegazione, come esito delle proprie approfondite indagini e ricerche, ha raggiunto le seguenti certezze:
• Nel corso degli incidenti avvenuti a Şemdinli il 9 novembre si ebbero morti e ferimenti in tre distinti episodi. Dapprima una persona è morta per effetto di un attacco dinamitardo. In secondo luogo, due persone sono state ferite in sparatorie, durante incidenti seguiti alla presa degli assaltatori da parte dei funzionari. Terzo episodio: quattro persone sono rimaste ferite e una e morta a seguito di spari contro la popolazione, presumibilmente da parte del sergente speciale Tanju Çavuş.
• In base alla dichiarazione resa dal procuratore, l’automobile con numero di targa 30 AK 93 apparteneva alla Gendarmeria e i tre presunti assalitori erano membri dell’Organizzazione d’Intelligence della Gendarmeria (JİT).
• Nonostante la serie di resoconti di testimoni oculari che indicano il nome, l’indirizzo e il grado militare della persona che in seguito ha aperto il fuoco sulla popolazione, il procuratore ha detto che la persona non è stata ancora identificata. La nostra delegazione ha tuttavia rilevato le contraddittorie asserzioni del procuratore su tale argomento.
• Il procuratore non ha raccolto la deposizione o la testimonianza di alcun sospetto riguardo a entrambi gli episodi.,
• Avendo perduto la fiducia nelle autorità, la popolazione di Şemdinli è ora preda di un’ondata d’indignazione, a causa del rilascio dei sospetti da parte delle forze di sicurezza.

PUNTI SU CUI OCCORRE FARE CHIAREZZA:
1. Le persone di cui si sostiene che siano appartenenti all’Organizzazione d’Intelligence della  Gendarmeria (JİT) e che sono state catturate nel veicolo, sono giunte in città di propria volontà e iniziativa? Se così non è, quante persone sono state incaricate? Quanti uomini sono stati inviati a Şemdinli? Chi ha conferito quegli incarichi?
2. A che scopo le persone che erano nell’automobile hanno utilizzato i disegni delle piantine della libreria nella quale è stato condotto l’attacco dinamitardo (Uno copia di tale planimetria è stata data a un avvocato che era presente al momento della registrazione dei documenti e degli altri oggetti che si trovavano nella vettura)? Analogamente, se quelle persone stavano soltanto passando in quel luogo, perché disponevano di documentazione riguardante Seferi YILMAZ (proprietario della libreria) e, unitamente, delle fotografie che ritraevano Seferi YILMAZ da differenti prospettive?
3. Perché il procuratore non ha raccolto le testimonianze dei sospettati in un caso di questo tipo, nel quale è possibilissimo che le prove vengano occultate? Vi è qualche ragione che impedisce al procuratore di arrestare quei sospettati? Sono forse vere le accuse di coloro che dicono che l’ambiente militare non consegna i sospettati al procuratore?
4. È una mera coincidenza che la planimetria del luogo di una precedente esplosione, nella quale numerose persone sono rimaste ferite e 67 negozi sono stati danneggiati, proprio alla vigilia dell’ultimo festival, e il disegno della mappa della libreria si trovassero sulla stessa automobile? (Tali informazioni furono raccolte dalla persona che non ha voluto che la propria identità fosse rivelata nel presente rapporto e al Registro d’Immatricolazione   delle Automobili): come può spiegarsi tutto ciò? 
5. Perché le due persone prese nell’automobile e l’altra che ha aperto il fuoco sulla gente non sono state ancora  arrestate? Perché quelle persone non furono identificate, quantunque vi fossero, presenti in gran numero sul posto, forze di sicurezza, ufficiali, autorità, procuratori? 
6. Quelle stesse persone che erano nell’automobile avevano anche condotto gli attacchi dinamitardi mossi nel giorno che precedeva il festival? Inoltre, hanno causato altre recenti esplosioni che hanno avuto luogo, per lungo tempo, nella regione? 
7. Il governatore di Şemdinli ha sostenuto che la persona che ha scagliato la bomba era registrata presso l’ufficio anagrafico di Hakkari. Notizie di stampa hanno riferito che quell’uomo era un informatore; tale informazione è vera? Se così è, questa persona è stata usata per tali scopi? È servita al compimento di azioni simili in precedenza?
8. Perché tali appartenenti alle forze di sicurezza (che sono stati presi a bordo della loro automobile) provavano a fuggire dal luogo dell’evento mentre altri cittadini provavano ad avvicinarsi al luogo in cui si era verificata l’esplosione (il loro allontanarsi è stato menzionato in tutti i resoconti di testimoni oculari)? È questo l’atteggiamento che occorre aspettarsi dalle forze di sicurezza? 
9. Come hanno potuto, due delle tre persone, riuscire a sfuggire dalle mani della polizia, dopo che a essa erano state consegnate dalla gente che si trovava nei dintorni? Codeste persone, che sono membri del JİT, hanno qualcosa a che fare con il rilascio da parte della polizia? La polizia ha l’autorità per rilasciare queste persone senza prima condurle al cospetto del procuratore? O è stato il procuratore a ordinare il loro  rilascio?
10. Le bombe a mano e i kalashnikov erano inventariati dal JİT? Era registrato che codeste armi erano state consegnate a queste persone? 

CONVINCIMENTI:
La nostra delegazione, all’esito della sua approfondita inchiesta, delle ricerche e delle interviste condotte, ha raggiunto le sottoelencate convinzioni:
1. Tutte le informazioni, come ad esempio il resoconto della testimonianze oculari di  Seferi YILMAZ, Muharrem TEKİN, Zeydan ÖZEL e Tahir ERBAŞ, indicano che i membri del JİT sono stati avvistati mentre si allontanavano dal luogo dell’evento a  Şemdinli, il 9 novembre 2005, invece d’interessarsi dell’accaduto assieme agli altri cittadini; e allontanavano con tre Kalashnikov, granate e una mappa della libreria presa di mira dalla bomba, che sono state rinvenute sull’automobile dei membri del JİT; inoltre uno dei sospetti ha provato a sfuggire alla polizia; tutto ciò focalizza i sospetti su questi tre uomini.
2. Il ritrovamento, nella stessa vettura, della planimetria del luogo d’una precedente esplosione, per effetto della quale numerose persone erano rimaste ferite e 67 negozi erano stati danneggiati, nella giornata precedente l’ultimo festival, assieme alla planimetria della libreria presa di mira con la bomba, producono un rilevante sospetto riguardo a tali uomini e al loro eventuale coinvolgimento anche in altre esplosioni.
3. Tale incidente ci ha portato a credere che un gruppo illegale è ancora attivo all’interno dello stato. 
4. Funzionari del JİT si servono ancora, in tali operazioni, di ‘informatori’ che sono stati coinvolti in attività criminose.

CONCLUSIONI:
La nostra delegazione è giunta alla conclusione che negli incidenti nati a seguito dell’attacco contro la popolazione civile il diritto alla vita, il diritto alla proprietà e il diritto all’integrità fisica degli esseri umani sono stati violati. 
La popolazione di Şemdinli, oltre a perdere la propria fiducia nell’autorità pubblica, è al colmo dell’indignazione in quanto le forze di sicurezza hanno rilasciato le persone sospette immediatamente dopo l’incidente, senza catturarle. Per superare tale situazione e riportare sicurezza, dovrebbero essere approntati con urgenza appositi meccanismi.  

Pertanto, la nostra delegazione ha ritenuto necessario formulare due importanti richieste nella parte conclusiva del rapporto:
Una Commissione Parlamentare d’Inchiesta, che sia incaricata d’indagare su tale incidente, dovrebbe essere costituita immediatamente. Altrimenti, dato il carattere peculiare dell’incidente, è probabile che le prove vengano celate.
Poiché è apparso evidente che non è possibile che il Procuratore Capo di Şemdinli venga a capo dell’incidente da sé, si suggerisce che il Ministero della Giustizia debba assegnare un altro procuratore che si occupi del caso. 
Il Primo Ministro, il Ministro della Giustizia, il Ministro degli  Affari Interni e il Capo di Stato Maggiore dovrebbero rendere dichiarazioni che convincano l’opinione pubblica riguardo al fatto che sull’incidente sarà condotta una seria inchiesta.
 
Appartenente al Comitato Amministrativo Generale dell’İHD, Avvocato Abdulvahap ERTAN,
Appartenente al Comitato Amministrativo Generale del MAZLUM-DER e Presidente della Sezione di Van della stessa associazione, Avvocato Abdulbasit BİLDİRİCİ,
Presidente di İnsan-Der, Yasin HASKANLI,
Presidente della Sezione di Van dell’Associazione Giuristi Contemporanei, Avvocato  Murat Timur,
Presidente della Camera di Commercio e Artigianato di Hakkari, Arif Koparan,
A nome della Confederazione dei Sindacati del Settore Pubblico (KESK) e degli Uffici di Hakkari della Piattaforma e dell’Unione dei Lavoratori del Settore Sanitario (SES), il Presidente Ahmet Ediş,
Vicepresidente della Sezione di Van dell’İHD, Avvocato Cüneyt Caniş,
Presidente di Hakkari Övder, Übeydullah Dündan,
Vicepresidente della Sezione di Van del MAZLUM-DER, Abidin ENGİN,
Presidente della Sezione di Hakkari dell’İHD, Necibe GÜNEŞ,
Presidente della Sezione di Hakkari del MEMUR-SEN, Abdulcebbar YAKAR